Fotomontaggi sovversivi [Parte #2]

Dopo Come Photoshop ritocca la democrazia ecco il secondo articolo, a firma Nicola Bruno, di una doppia pagina dedicata alla sovversione della pubblicità apparsa su Chips&Salsa, una rubrica settimanale de Il Manifesto datato 10 Ottobre 2009.

Fotomontaggi sovversivi
Dall’Obama-Joker al Berlusconi ritoccato, le immagini manipolate dagli utenti si propagano in rete e arrivano nelle piazze. Una nuova arma di “guerriglia digitale” che cambia le regole della comunicazione politica.

«Non si arrabbia, il Cavaliere, per quel mare di immagini satiriche che viaggiano sulla rete, e che lo vedono protagonista. Anzi. In una conferenza stampa tenuta oggi, in cui spazia tra argomenti serissimi – dal vertice europeo di Nizza alle prossime elezioni – Silvio Berlusconi non si sottrae alle domande di chi gli ricorda il suo attuale ruolo di involontaria star internettiana.

E la risposta non si fa attendere: i migliori riceveranno ‘premi importanti’, anche perché ‘confermano – dice con un largo sorriso il leader di Forza Italia – il successo della nostra campagna di comunicazione’».

Correva l’anno 2000, gli editti bulgari erano ancora storia a venire, e così La Repubblica sintetizzava la conferenza stampa in cui «l’involontaria star internettiana» dimostrava di saper apprezzare gli «sfottò elettronici» scatenati dai suoi cartelloni 6×9, i cui slogan erano stati ribaltati in «Più tosse per tutti», «Meno cerone per tutti» e via dicendo. La mania di “photoshoppare” i manifesti elettorali era appena scoppiata in Italia: un elemento di novità che di lì a pochi anni sarebbe diventata una costante di tutte le campagne elettorali, quando migliaia di utenti si divertono a parodiare, remixare e capovolgere i messaggi degli slogan elettorali. E’ quello che lo studioso Derrick De Kerckhove definisce politics busting, ovvero “sovvertire la politica” attraverso il ricorso a software digitali e alla propagazione virale online. Come è successo nell’ultima campagna elettorale statunitense che ha visto migliaia di blogger sfidarsi a colpi di Sarah Palin deturpate e Obama-Superman. Fino al clamoroso caso di Shepard Fairey, il cui poster Hope è diventato il simbolo raggiante dell’ascesa di Obama alla Casa Bianca, distribuito in milioni di copie on-line e off-line.

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