Viral fake e culture jamming. Le radici di un mondo

Il 18 gennaio è apparso su Ninja Marketing un post interessante dal titolo Il buzz val bene un viral fake.
Si parla di viral fake, ovvero quei video virali che escono fuori da ogni logica aziendale, e come si legge nell’articolo sono:

..fake non autorizzati dai brand che da un lato a causa di questi video rischiano non pochi danni alla propria immagine, dall’altro possono beneficiare del passaparola a costo zero.

Dal mio punto di vista la realtà è un po’ diversa, cioè credo che questi video siano estremamente professionali, con un seeding alle spalle e provengano da agenzie riconosciute per alimentare il buzz attorno al lancio di un prodotto [nella maniera etica o meno è un altro discorso]. 

Altrimenti chi mi spiega per quale motivo dovrei promuovere i vantaggi di un automobile, in termini di impatto ambientale, senza averne nulla in cambio?! In pratica, lo spoof, perché di questo si tratta, esiste principalmente per due motivazioni: smascherare il brand in occasione di pubblicità fasulle o sovraesposte [di tipo privato]; ottenerne vantaggi in termini di comparazione tra brand [di tipo pubblicitario].

C’è poi un altro punto descritto nel post:

La questione è spinosa perché, come possiamo leggere su Creativity blab, assecondare e promuovere fake è sbagliato poiché questi compromettono il valore del lavoro di chi fa pubblicità sul serio e minano la linfa vitale di questo mestiere. È quindi necessario prendere delle posizioni decise contro i fake e salvaguardare e premiare la vera creatività, quella che va incontro alle necessità del marchio, che deve fare i conti con gli obiettivi strategici, con i responsabili marketing del marchio che hanno mille richieste e budget sempre più ristretti, quella che raggiunge risultati reali e non quella che nella realtà non potrebbe mai essere [purtroppo o per fortuna è un altro discorso] realizzata.

Ritorno sull’argomento espresso prima, ma sinceramente qualcuno pensa che sia il lavoro di qualche “smanettone”? Non potrebbe essere parte di una strategia virale a più livelli con lo scopo di far passare messaggi non veicolabili ufficialmente? Poi, ammessa l’eventualità, cosa significa “prendere posizioni decise contro i fake”? Il viral marketing, e il guerrilla in genere, derivano dal culture jamming, ovvero dal sabotaggio culturale. Come si fa a distinguere la  “vera creatività” dalla falsa?

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Una Risposta to “Viral fake e culture jamming. Le radici di un mondo”

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