La parodia come arma per vincere le elezioni

Quando si avvicinano le elezioni cominciano a circolare i manifesti elettorali e alcuni rimangono più impressi di altri. Un ruolo forte viene giocato dalla costanza e dallo stile delle affissioni, oltre che dal soggetto. Spesso capita che i cartelloni pubblicitari vengano modificati, realmente o soltanto virtualmente, con semplici offese o con parodie con un fondo di verità. Questo post vuole omaggiare la pratica dei manifesti bufale, ma anche cercare di capire.

Secondo noi questa pratica, volontaria o meno, può influenzare il passaparola attorno al candidato e può essere sfruttato per una campagna elettorale, veramente, sopra le righe. Ovviamente va utilizzato molto tatto, ma i risultati in termini di popolarità potrebbero essere sorprendenti.
Vanno però fatti i debiti distinguo: la gran parte del gioco è determinata dal candidato e dalla sua personalità. Quanto più il personaggio riesce a stare “oltre” la logica del politico tradizionale, tanto più potrà spingersi verso un’auto promozione meno ingessata e più innovativa.
Un esempio è stato il consigliere Andrea Alzetta [Sinistra Arcobaleno], eletto nel 2008 alle elezioni comunali di Roma, che ha giocato con il suo soprannome prima che diventasse oggetto di derisione, sfruttandolo a suo vantaggio, mettendo in moto un enorme passaparola e ottenendo circa 2.200 preferenze.
Voi cosa ne pensate? Ci sono spazi di agibilità per una comunicazione non convenzionale anche in politica?

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