Per avere visibilità bisogna falsificare le notizie?

Dopo aver parlato di Luther Blissett Project, Fake Billbord, Viral Fake e Cultural Jamming, oggi facciamo un’altro salto nel passato per avvicinarci a comprendere meglio la cultura Fake.

Le strategie di falsificazione delle notizie [fake] mirano solitamente a portare l’attenzione dell’opinione pubblica sulle malefatte di qualche gruppo o potentato economico o politico.
Alla fine degli anni Sessanta Abbie Hoffman, così come altri del movimento dei cosiddetti Pranks realizzarono alcune iniziative che pur al limite del verosimile crearono scalpore e ansia nei cittadini americani: dall’organizzazione di un girotondo intorno alla Casa Bianca che avrebbe avuto il risultato di farla lievitare, fino alla voce fatta girare ad arte che avevano buttato LSD in gran quantità nelle acque dell’acquedotto di San Francisco al punto che ogni cittadino che l’avrebbe bevuta avrebbe avuto un trip. Il Sindaco dovette intervenire pubblicamente per smentire la notizia.
Nello specifico del settore artistico alcuni fake famosi come i falsi Modigliani o la vicenda di Darko Maver hanno svelato da una parte l’incapacità del sistema dell’arte di verificare la veridicità delle proprie asserzioni, dall’altra hanno smascherato la mancanza di reale legittimazione nei giudizi di coloro che sono reputati esperti di uno specifico settore. È infatti grazie a tale presunta autorevolezza che spesso si possono far lievitare i prezzi di un’opera. Questa provocazione è stata poi ripresa ai giorni nostri da Banksy che ha inserito alcune sue opere in un museo con l’intento di sottolineare come il rapporto tra visitatore medio e museo contemporaneo sia contraddittorio: non si è accorto nessuno del “sabotaggio”.

In Italia la cultura Fake si sviluppa con alcuni piccoli ma incisivi esempi negli anni Settanta/Ottanta. Le false testate di quotidiani realizzate da Il Male e Frigidaire, i seminari e le ricerche dei semiologi a Bologna o alcune delle operazioni perpetrate dal gruppo Luther Blissett, quale ad esempio quella in cui riuscirono quasi a far realizzare una puntata della nota trasmissione televisiva Chi l’ha visto? sull’ipotetica scomparsa del fantomatico Luther Blissett.
Sembra che questa cultura sia dura a morire se consideriamo che trova “adepti” anche ai giorni nostri. Per chi se lo fosse perso invitiamo a leggere l’articolo sulla finta notizia della morte di Bruno Pizzul apparsa in rete e rimbalzata nelle tv qualche mese fa. Talmente ben riuscita che Pizzul stesso ha dovuto dare la smentita.

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Una Risposta to “Per avere visibilità bisogna falsificare le notizie?”

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